Wednesday, October 03, 2007

Bah

Giovedì scorso a Torino una ragazza di 23 anni è stata ammazzata a pugni da un amico. Non è bene chiaro il perchè. E' chiaro che questo si è sentito di ammazzare un'amica a pugni: dice già tanto il gesto, no?

L'altro ieri una ragazza di 22 anni - in contesto di ottima famiglia- è stata ammazzata a colpi di pistola in testa dal padre. Pare che il padre non sopportasse che lei gli rimproverasse la dipendenza dal fumo. Anche qui, il gesto parla da solo: tira fuori la pistola, puntala, spara, quattro volte.

Lunedì sera ho guardato un pezzo di "Chi l'ha visto" dove una ragazza giovane raccontava lo stupro che ha subito. Le hanno spaccato il naso a calci, oltre al senso di sè.

A questo pensavo ieri mattina.

Perchè è successa una cosa, minima, banale, ma anche qui il gesto parla.

Stavo andando di buon passo, carica come un mulo di PC, borsetta e cartellina dei documenti, dal parcheggio interno aziendale all'ufficio retribuzione per consegnare dei moduli.
Saranno in tutto 300 metri su una strada non molto ampia, interna al comprensorio, dove incontri solo impiegati frettolosi e qualcuno dei rari operai che ancora popolano i capannnoni.
Ho una pancia di quasi otto mesi, e la faccia svagata di chi la mattina presto pensa a quanto pesa la borsa del pc.

Dicevo, camminavo per i cavoli miei, sul marciapiede opposto al mio un gruppetto di ragazzi in tuta si faceva due chiacchiere e un caffè. Normale, alle otto e mezza del mattino.

Distinguo alcune parolacce e risate, ma pensavo parlassero di Juve-Toro.
E invece no, parlavano di me.
E l'ultima frase che ho sentito (io stavo camminando, nel tempo di rendermi conto li avevo abbondantemente superati) è stata "A forza di prenderlo in culo ti nasce un figlio mongoloide".

Otto e trenta del mattino, dentro all'azienda, da un ragazzo poco più giovane di me, con gli altri che ridevano attorno.

Sul momento ho desiderato buttare il carico a terra, e come Zidane mollargli una testata sullo sterno. Picchiarlo. Fargli male.

Ma ha prevalso lo stupore, e anche la paura.
Perchè è vero che alla fine non mi ha fatto niente, ch ela frase è tanto scema che si commenta da sola, che evidentemente trattasi di sottodotato con problemi di relazione con le donne, ma rimane un segno brutto di quanto ci siamo abituati all'oscenità e alla prevaricazione quando -la mattina presto, in un contesto di lavoro, a una donna che non conosci, incinta grossa- ti viene voglia di dire una cosa del genere.
E i tuoi compagni ridono.


Libera nos a malo.
Non dal male di un figlio non perfetto, dal male di un uomo che ha lasciato a casa l'umanità.

4 Comments:

Anonymous Anonymous said...

oddio, sono senza parole

10:27 am  
Anonymous Anonymous said...

Sono raggelata ... è un episodio piccolo è vero, anche apparentemente innocuo ... apparentemente ... mi chiedo come sia possibile, in forza di quale cultura (?), pensieri simili possano essere entrati nelle menti di quei poveretti.

12:50 pm  
Anonymous agnez said...

Si, anche a me ha messo il gelo.
perchè è la "banalità del male".

e il tizio, il contesto, l'ora, persino il tono di voce....tutto era così "normale".

Io comunque non sono ferita dalla frase, è una tale scemenza, solo dal fatto che ci stiamo imbarbarendo e non ce ne accorgiamo neanche.

1:03 pm  
Blogger frago said...

a certe persone starebbe bene una sassata nei denti, così smettono di parlare solo perchè han la bocca.
che rabbia.
e che squallore.
e non sono nemmeno ragazzini, che puoi dire sono nell'età dell'idiozia e cresceranno...

mah :(

11:23 am  

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